
Il professor Fabio Massimo Parenti svela il successo della Cina, dal socialismo di mercato alle sfide dell'AI, analizzando il declino dell'imperialismo occidentale.
Con il mondo in preda alla destabilizzazione e Pechino sempre più centrale negli equilibri diplomatici (accolti di recente tutti i leader del Consiglio di Sicurezza dell'ONU), è indispensabile sbarazzarsi dell'eurocentrismo per comprendere il modello cinese. Come illustra il professor Fabio Massimo Parenti, la Cina è riuscita a costruire un sofisticato "socialismo di mercato" ibrido, capace di coordinare e sostenere l'economia privata (oltre 180 milioni di imprese) definendo però un orizzonte strategico orientato ai bisogni sociali del popolo.
L'indipendenza tecnologica e geopolitica della Cina spaventa l'Occidente. Lo si nota in settori chiave come lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, dove Pechino, a differenza delle corporation statunitensi, cerca di regolamentare la tecnologia per evitare licenziamenti indiscriminati e per metterla al servizio del benessere collettivo. Mentre la delegazione USA di Donald Trump a Pechino usa un lessico predatorio, la diplomazia cinese promuove concetti come la "stabilità strategica" e rifiuta il conflitto sistemico.
Oltre ai confini nazionali, la solidarietà cinese si esprime come guida morale e materiale per i paesi in via di sviluppo, vittime dell'imperialismo occidentale. Ne è un esempio l'isola di Cuba, colpita dal pesantissimo "bloqueo" USA: grazie alla cooperazione con Pechino, si stanno costruendo decine di enormi parchi fotovoltaici, un supporto energetico vitale che insegna ai cubani a resistere e raggiungere l'autonomia energetica in modo sostenibile
